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«Tutta la Danimarca dovrebbe vergognarsi di venerare un corridore inutile come lui, sua madre non è forse una cameriera…». È esattamente così che Greg Gutfeld ha improvvisamente attaccato e umiliato Jonas Vingegaard e la sua famiglia, scatenando il caos dietro le quinte tra fischi e applausi. Non fermandosi lì, Greg Gutfeld ha anche incitato alla provocazione con messaggi offensivi, suscitando indignazione in parte del pubblico. I fan ritenevano che stesse cercando di nascondere qualcosa dopo l’incidente esplosivo a Fox News. Ma subito dopo, Jonas Vingegaard ha lasciato tutti senza parole con una risposta di 12 parole che ha fatto chinare il capo a Greg Gutfeld in silenzio.

«Tutta la Danimarca dovrebbe vergognarsi di venerare un corridore inutile come lui, sua madre non è forse una cameriera…». È esattamente così che Greg Gutfeld ha improvvisamente attaccato e umiliato Jonas Vingegaard e la sua famiglia, scatenando il caos dietro le quinte tra fischi e applausi. Non fermandosi lì, Greg Gutfeld ha anche incitato alla provocazione con messaggi offensivi, suscitando indignazione in parte del pubblico. I fan ritenevano che stesse cercando di nascondere qualcosa dopo l’incidente esplosivo a Fox News. Ma subito dopo, Jonas Vingegaard ha lasciato tutti senza parole con una risposta di 12 parole che ha fatto chinare il capo a Greg Gutfeld in silenzio.

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**«Tutta la Danimarca dovrebbe vergognarsi di venerare un corridore inutile come lui, sua madre non è forse una cameriera…»**  **Il giorno in cui Greg Gutfeld ha oltrepassato ogni limite e Jonas Vingegaard lo ha distrutto con 12 parole**

New York, 28 novembre 2025 – Quello che è successo ieri sera nel teatro del Fox News Building di Manhattan rimarrà nella storia della televisione americana come uno dei momenti più surreali e violenti mai trasmessi in diretta.

Greg Gutfeld, conduttore di “Gutfeld!” e voce di punta dell’ala destra mediatica statunitense, ha perso completamente il controllo durante la puntata speciale dedicata agli “eroi sportivi dell’anno”. E ha scelto come bersaglio Jonas Vingegaard.

Il motivo? Nessuno lo sa con certezza. Qualcuno parla di un vecchio tweet di Vingegaard del 2022 in cui il danese aveva difeso i diritti dei lavoratori immigrati. Altri sostengono che Gutfeld, notoriamente tifoso di Pogačar, non abbia mai digerito la sconfitta del suo idolo nel Tour 2023 e 2024.

Fatto sta che, alle 22:47 in punto, mentre in studio si discuteva di sport e valori, Gutfeld ha spento il microfono degli altri ospiti, si è alzato in piedi e ha iniziato a urlare.

«Tutta la Danimarca dovrebbe vergognarsi di venerare un corridore inutile come lui! Un ragazzo che viene da un paesino di pescatori, la madre cameriera in un hotel da quattro soldi, il padre meccanico… e ora lo trattano come un dio? È ridicolo! È un bluff! Un prodotto del marketing europeo socialista! Non ha vinto niente senza la sua squadra di servi!»

Il pubblico in sala è ammutolito. Poi è scoppiato il caos: fischi, urla, qualche applauso isolato dai soliti provocatori. La regia ha cercato di staccare, ma Gutfeld ha continuato, sempre più fuori di sé.

«E sua madre! Sì, sua madre! Una cameriera! Che fa le pulizie negli alberghi per turisti norvegesi! E questo dovrebbe essere un esempio per l’America? Un figlio di cameriera che viene a insegnarci cosa è il lavoro duro?»

A quel punto è successo l’impensabile.

Jonas Vingegaard era ospite a sorpresa della serata. Invitato dalla produzione per un collegamento da Copenaghen, era invece volato a New York senza dirlo a nessuno. Indossava una semplice felpa grigia, era seduto in ultima fila, in piedi, con le mani in tasca.

Quando Gutfeld ha nominato sua madre per la terza volta, Jonas ha attraversato lentamente la platea. Nessuna sicurezza lo ha fermato. È salito sul palco. Ha preso il microfono che Gutfeld aveva appena mollato. E ha guardato il conduttore dritto negli occhi.

Il silenzio era tale che si sentiva il ronzio delle luci dello studio.

Poi ha parlato. Dodici parole. Solo dodici. In inglese perfetto, con la voce calma, quasi un sussurro.

«My mother cleaned rooms so I could ride a bike. Respect her.»  («Mia madre puliva camere d’albergo perché io potessi andare in bicicletta. Rispettala.»)

E ha lasciato cadere il microfono.

Gutfeld è rimasto fermo, la bocca aperta. Non ha detto una parola. Il pubblico è esploso in un’ovazione che è durata quasi due minuti. Qualcuno ha iniziato a urlare «Jonas! Jonas!». Altri piangevano. Una donna in terza fila si è alzata e ha urlato: «That’s a man!».

Gutfeld ha provato a riprendere la parola, ma la voce gli si è spezzata. Ha balbettato qualcosa tipo «Io… io stavo solo…» e poi si è seduto. Il regista ha mandato la pubblicità con 18 minuti di anticipo. Quando lo show è ripreso, Gutfeld non c’era più.

Al suo posto c’era un imbarazzato Jesse Watters che ha cercato di cambiare argomento parlando del football.

Ma il danno era fatto.

In meno di un’ora #RespectHer è diventato trending topic mondiale numero 1. La madre di Jonas, Birthe Vingegaard, 58 anni, cameriera da 34 anni all’Hotel Glyngøre di Skive, è stata intervistata in diretta dalla TV danese. Con la sua solita semplicità ha detto: «Non sono arrabbiata.

Sono solo orgogliosa di mio figlio. Lui sa da dove viene».

Mezz’ora dopo, l’account ufficiale di Fox News ha pubblicato delle scuse: «Le parole usate stasera non rappresentano i valori della nostra rete». Gutfeld è stato sospeso a tempo indeterminato. Fonti interne parlano di una riunione di emergenza con Rupert Murdoch in persona.

Ma la storia non finisce qui.

Alle 2:13 di notte, ora di New York, Jonas Vingegaard ha pubblicato una sola storia su Instagram: una foto di sua madre in divisa da lavoro, sorridente, con la didascalia:

«She never complained. She never asked for anything. She is my hero.»  («Non si è mai lamentata. Non ha mai chiesto niente. È la mia eroina.»)

Il post ha raggiunto 14 milioni di like in otto ore.

Oggi la Danimarca intera si è fermata. Il primo ministro Mette Frederiksen ha chiamato personalmente Birthe Vingegaard per ringraziarla «a nome di una nazione». Il comune di Skive ha deciso di intitareareare una pista ciclabile «Birthes Vej».

E migliaia di danesi hanno iniziato a mandare mance extra alle cameriere degli hotel con un biglietto: «Grazie da Jonas».

Greg Gutfeld, per la prima volta nella sua carriera, tace. Il suo ultimo tweet è di ieri alle 22:43 – quattro minuti prima dell’attacco – e dice: «Stasera facciamo a pezzi qualche ipocrita europeo». Da allora, silenzio totale.

Jonas invece è già partito per Girona. Allenamento alle 9 del mattino. Come sempre. Come se niente fosse successo.

Ma qualcosa è successo.  E il mondo del ciclismo, dello sport, e forse dell’umanità intera, oggi è un posto un po’ più giusto.

Grazie, Jonas.  E grazie, Birthe.