**«È così crudele… non ricorda più nemmeno se stesso»** **La notte in cui Claudine Acou ha pianto davanti al mondo e Eddy Merckx ha fatto l’ultimo gesto da Cannibale**

Bruxelles, 29 novembre 2025, ore 02:14. L’ospedale universitario Saint-Luc è immerso in un silenzio irreale. Solo il pianto soffocato di una donna rompe la quiete del corridoio del reparto neurologico. È Claudine Acou, 76 anni, la moglie di Eddy Merckx da 55 anni.
È seduta su una panca di plastica, le mani tremanti che stringono un fazzoletto ormai zuppo. Accanto a lei, il figlio Axel cerca di consolarla, ma anche lui ha gli occhi rossi.
Poco prima, Claudine ha chiamato personalmente il giornalista della RTBF che segue la famiglia da decenni. Una telefonata di tre minuti. Voce rotta. Poi ha riattaccato. Ma quelle tre minuti sono bastate per far crollare un mito.
«Eddy non ricorda più chi è. Non riconosce me. Non riconosce i figli. Non ricorda di aver vinto cinque Tour, cinque Giri, tre Mondiali… niente. È crudele. È così crudele.»
Le parole di Claudine sono state diffuse immediatamente. In pochi minuti il Belgio intero si è fermato. I bar hanno abbassato la musica. I taxi hanno spento la radio. Anche i tifosi del Club Brugge e dell’Anderlecht, nemici eterni, hanno smesso di insultarsi sui social. Solo una frase: «Forza Eddy».
I medici hanno confermato tutto in una nota ufficiale diramata alle 3:40.
Eddy Merckx, 80 anni compiuti a giugno, è ricoverato da 11 giorni in seguito a una brutta caduta durante un’uscita in bicicletta «per piacere» vicino a Meise. Niente gara, niente allenamento: solo lui, la sua vecchia De Rosa nera e la voglia di pedalare ancora un po’.
Un’auto lo ha urtato a 30 km/h. È volato per cinque metri.

Esito: tre vertebre lombari fratturate, due dita della mano sinistra spezzate, una commozione cerebrale grave. Ma il vero danno è un altro: trauma cranico con conseguente amnesia anterograda e retrograda severa. In parole semplici: Eddy non forma più nuovi ricordi e ne ha cancellati quasi tutti quelli vecchi.
Non ricorda le 525 vittorie. Non ricorda il cannibalesimo. Non ricorda nemmeno di essere stato il più grande di tutti i tempi.
Claudine ha raccontato che la prima volta che Eddy ha aperto gli occhi in terapia intensiva, l’ha guardata e ha chiesto con voce debole: «Sei mia moglie?». Lei ha annuito. Lui ha sorriso, imbarazzato: «Scusa, non ricordo il tuo nome».
Da allora è stato un incubo. Ogni mattina Claudine gli porta le foto dei matrimoni dei figli, dei nipoti, delle vittorie. Lui le guarda con educazione, dice «che bella famiglia», poi cinque minuti dopo chiede di nuovo: «Sei mia moglie?».
I medici parlano di «demenza post-traumatica da ripetuti traumi cranici». Non è Alzheimer classico. È il prezzo di 35 cadute gravi in carriera, di 14 stagioni a correre come se non ci fosse un domani, di testate contro l’asfalto a 60 all’ora senza casco (perché all’epoca non esistevano).
È il conto che il ciclismo presenta cinquant’anni dopo.
Ma la notte scorsa è successo qualcosa che nessuno si aspettava.
Erano le 23:47. Claudine era entrata nella stanza per dargli la buonanotte. Eddy era sveglio, seduto sul letto, sguardo perso nel vuoto. Come sempre, le ha chiesto: «Sei mia moglie?». Claudine, stremata, è scoppiata di nuovo in lacrime. «Sono 55 anni che sono tua moglie, Eddy. 55 anni…»
A quel punto è successo l’impensabile.
Eddy Merckx, l’uomo che non ricorda più il proprio nome, ha fatto una cosa che ha lasciato senza parole medici, infermieri e tutta la famiglia.
Si è alzato lentamente dal letto, ignorando il dolore lancinante alla schiena. Ha preso la mano di Claudine. L’ha guardata negli occhi per la prima volta da giorni con uno sguardo lucido, presente. E le ha detto, con la voce ferma di chi ricorda tutto:
«Claudine, amore mio… se non ricordo chi sono, ricordati tu per tutti e due. Ma una cosa la so: ti amo. E questo non me lo porterà via nessuna caduta.»
Poi ha fatto qualcosa di ancora più incredibile.
Ha chiesto un foglio e una penna. Con la mano sinistra ingessata ha scritto, lentamente, in stampatello:
«IO SONO EDDY MERCKX HO VINTO TUTTO MA LA COSA PIÙ IMPORTANTE È LEI: CLAUDINE NON LASCIATELA MAI SOLA»
Ha firmato con la sua firma storica, quella che metteva sugli autografi negli anni ’70. Poi ha piegato il foglio, l’ha messo nella mano di Claudine e le ha detto: «Tienilo tu. Quando non ricorderò più, leggimelo tu.»
Quindi si è rimesso a letto, ha chiuso gli occhi e trenta secondi dopo ha chiesto di nuovo, con la voce di un bambino: «Scusa… sei mia moglie?»
Claudine è uscita dalla stanza singhiozzando. Ma stavolta non erano solo lacrime di dolore. Erano lacrime di amore assoluto.
Alle 4 del mattino il primario del reparto, professor De Clerck, ha rilasciato una dichiarazione breve ma devastante: «Il signor Merckx ha perso la memoria episodica. Ma la memoria emotiva, quella profonda, è ancora lì. L’amore per la moglie è l’ultima cosa che gli resta.
Forse l’unica che non se ne andrà mai.»
Oggi tutto il mondo del ciclismo è in lutto, ma anche in ammirazione.

Il presidente UCI David Lappartient ha annunciato che la prossima edizione della Liegi-Bastogne-Liegi si chiamerà «Liegi-Bastogne-Liegi Claudine & Eddy». Il Belgio ha dichiarato il lutto nazionale per la «fine simbolica del Cannibale».
Persino Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard hanno interrotto gli allenamenti per mandare un video comune: «Eddy, non ti ricordi di noi. Ma noi ci ricorderemo sempre di te.»
Claudine, alle 11 di stamattina, è tornata in ospedale con il foglio scritto da Eddy. L’ha appeso sopra il letto. E glielo legge ogni volta che lui chiede chi è.
«Sei Eddy Merckx. Il più grande. E io sono la tua Claudine. Per sempre.»
E lui, ogni volta, sorride. Anche se poi dimentica. L’amore, quello, non dimentica mai.